Tore, Dina e le api

Il ronzio è intenso e quasi ipnotico e Dina, seguendo quel suono mai udito prima, si accorge che c’è un gruppo di api appese ad un ramo di un suo albero di olivo. Corre a chiamare Tore, suo vicino, esperto apicoltore, intento a manovrare attorno al suo amato trattore. “Tore, c’è un gruppo di api appese ad un mio albero, si possono prendere?” chiede Dina con voce ansiosa. “Stanno sciamando, maledizione” pensa tra sè Tore e dicendolo ad alta voce. “Sì Dina, quello che tu chiami gruppo si chiama sciame. Da qualcuna delle mie tante arnie stanno sciamando. Non avrò miele questo anno, povero me” continua a dire Tore, esagerando come il suo solito, e con con voce insofferente verso il comportamento delle api per niente grate verso la sua dedizione.

Procura a Dina un copricapo con retina, prende l’affumicatore e un portasciami e con lei si dirigono allo sciame. Osserva la situazione. Da fuoco al cartone presente nell’affumicatore, fa’ fare qualche sbuffo di fumo, apre il portasciami e con una mano lo posiziona sotto lo sciame e, da esperto apicoltore qual è, con l’altra mano da un colpo secco al ramo e tutto lo sciame finisce all’interno della cassetta. Lo richiude e lo lascia a terra dicendo a Dina “dobbiamo aspettare un poco e dare tempo alle api che sono cadute fuori di entrare. Quando saranno tutte dentro lo svuotiamo in un arnia”. Il recupero dello sciame è stato così veloce che Dina non è riuscita a capirci molto. Ed e rimasta anche sorpresa dal vedere che Tore non ha indossato nè protezione per il viso nè guanti. “Tore, ma non ti pungono le api?” chiede con voce sorpresa. “A me no”, risponde con tono di sufficienza di chi sa’ il fatto suo.

La sera il portasciami è stato posizionato dove ci sarà l’arnia e qualche giorno dopo avverrà il travaso. Dina ha così la sua prima arnia. Non perde tempo a consultare su internet vari testi di apicoltura da poter acquistare e mettersi a studiare, oltre a prendere lezioni da Tore.

Qualche anno dopo

Dina aveva studiato tanto e frequentato corsi di apicoltura. Chiedeva pareri a Tore ma poi seguiva le sue teorie. Non potevano certo mancare le discussioni tra i due e infatti non mancarono.

“Ciao Tore, nell’arco di 12 giorni ho avuto già 4 sciamature, che bello!” dice Dina rivolgendosi a Tore con entusiasmo. E Tore, ormai rassegnato con questa sua strana vicina “Sì Dina è proprio bello. Spiegami poi che miele prenderai dalle arnie”. E Dina, con voce seria “non voglio certo rubare”, sottolineando con la voce la parola rubare, “il cibo alle povere apine”. “Qui di povero ci sono solo io. Comunque se sciamano significa che hanno scorte di miele e stanno bene” pensa tra sè Tore e sospira rassegnato e rivolto a Dina “Se tu prendi il miele e poi dai loro il candito, le api stanno bene lo stesso e tu puoi venderti il miele”.

“Senti Tore,” replica Dina con tono conciliatore “la mia non è apicoltura da reddito come fai tu. A me non interessa fare nomadismo, raccogliere quintali di miele, prevenire le sciamature. Io ho le api solo per l’impollinazione, se avanza il miele dell’anno prima lo prendo altrimenti non è un problema. Preferisco che le api si nutrano con il loro cibo anziché dar loro cibo artificiale”. Tore la interrompe “Va’ bene va’ bene Dina, come vuoi tu” e riprende ad armeggiare intorno al suo trattore scuotendo la testa. “Ma dai Tore, non essere così, abbiamo due filosofie diverse per la gestione delle api, tu persegui il reddito e io no. Tutto qui. E la cosa bella sai qual è? Che le nostre discussioni sui modi diversi di gestione dell’apiario in ogni caso ci arricchiscono” dice Dina con tono sicuro ma rassegnata a questo suo strano vicino.

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